-Il portale del Comune di Monforte d'Alba vuole essere una guida e un punto di partenza per conoscere questa meravigliosa terra ricca di storia e sapori.

Monforte d'Alba - I campioni del Balon

Mostra Fotografica sui muri del Centro Storico di Monforte d’Alba dal 28 marzo Un suggestivo percorso nei vicoli e nelle piazzette del borgo antico per ammirare oltre cinquanta gigantografie che ritraggono protagonisti, luoghi e miti dello sport principe di Langa.

I CAMPIONI DEL BALON

Con la mostra fotografica allestita nel centro storico, Monforte d'Alba rende omaggio allo sport principe di Langa, il pallone elastico, oggi diventato nel linguaggio sportivo moderno la pallapugno. Il paese, che diede i natali all'indimenticabile atleta di Perno, Stefano Rabino, entrato nella leggenda del balon per la mitica partita "dei cinque giorni" disputatasi nel lontano 1927, ha voluto dare, organizzando questo evento in concomitanza con la presentazione di tutte le squadre che parteciperanno ai massimi campionati della stagione 2009, il suo tangibile contributo alla salvaguardia della tradizione di questo grande sport.
La pallapugno è il tipico sport del Piemonte meridionale e della Liguria di Ponente. È una disciplina di origini molto antiche (giochi simili erano già praticati dai Romani), diretta discendente del pallone col bracciale, che nell’800 era diffuso in quasi tutta l’Italia. La pallapugno si pratica in campi detti “sferisteri”, lunghi 90 metri e larghi 16. Su uno dei lati lunghi si trova un muro sormontato da una rete la cui altezza complessiva deve essere di almeno 12 metri. La palla utilizzata è di gomma e pesa 190 grammi per gli adulti e ha un diametro di 10 centimetri. Le squadre sono formate da quattro elementi. I giocatori proteggono la mano con una fasciatura formata da fettuccia di stoffa e da un pezzo di cuoio sagomato collocato tra il polso, la base del pollice e il dito stesso. La fasciatura viene poi serrata da uno spago. La palla è valida se viene colpita al volo o dopo un rimbalzo. Quando, nel corso di un’azione, la palla non può più essere rigiocata dagli avversari (ad esempio dopo il secondo rimbalzo), si segna una caccia, punto di riferimento contrassegnato da una bandierina numerata. Nel momento in cui sul terreno di gioco sono collocate quattro cacce, si cambia campo; a quel punto lo scopo del gioco diventa quello di conquistare la caccia, ossia di scagliare la palla al di là della linea immaginaria indicata dalla bandierina. La conquista della caccia vale un “15” e il punteggio ricalca quello del tennis (15-30-40-gioco). Le partite degli adulti terminano agli 11 giochi; quelle dei giovani hanno durata inferiore. La palla può essere colpita solo con l’avambraccio e non a mani unite. I periodi d’oro della pallapugno sono stati soprattutto gli Anni ’50 e gli Anni ’70. Furono epoche di grandi dualismi: attorno al 1950 i tifosi si divisero tra il piemontese Augusto Manzo vincitore di otto titoli tricolori e di due campionati di bracciale, e il ligure Franco Balestra, sei volte campione d’Italia. Successivamente la rivalità per eccellenza fu quella tra Felice Bertola e Massimo Berruti, vincitori rispettivamente di 12 e 6 titoli italiani. Citata nelle opere di grandi autori (Edmondo De Amicis, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Giovanni Arpino), la pallapugno ha anche una variante nella quale il gioco inizia lanciando la palla su un’assicella di legno lunga un paio di metri addossata ad un muro, detta “pantalera”. Questa disciplina è nata molto probabilmente per adattare il gioco alle piazze e alle vie dei paesi, spesso troppo corte per praticare la pallapugno tradizionale. Una delle capitali della pantalera è proprio Monforte, sede per molti anni di importanti tornei. In Italia discipline simili alla pallapugno si trovano ancora nelle regioni centrali, dove è ancora diffuso il bracciale e si pratica la “palla eh”. Sport affini alla pallapugno sono diffusi anche in varie nazioni europee (Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Svezia) e latinoamericane (Messico, Colombia, Ecuador, Argentina).